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STORIA
DI ROMA La
III° guerra punica:
Delenda Carthago - Il casus belli - L'assedio di Cartagine - Caduta e distruzione
Dopo
la sconfitta di Zama, sebbene pesantemente ridimensionata nel territorio
e nelle capacità militari, Cartagine si
era risollevata dal punto di vista economico. L'economia era
ritornata a fiorire, soprattutto via mare, e la classe dirigente, una
volta scacciato Annibale e i seguaci della sua politica aggressiva,
cercava di mantenere rapporti di pace sia con la Numidia che con Roma. I
romani non vollero attaccare Cartagine senza addurre un casus belli.
L'occasione la fornì la Numidia. Il
confine tra Cartagine e la Numidia non era stato definito in modo preciso
dagli accordi di Scipione. Massinissa continuava ad attaccare i confini,
e ogni volta, approfittando del divieto cartaginese di attaccare senza
il consenso romano, sottraeva una parte di territorio ai vicini. Malgrado
le frequenti intercessioni romane volte ad appianare le dispute, alla
fine a Cartagine prevalse il partito dell'intervento. Sbarcati
presso Utica, come nella precedente guerra, i romani intimarono la resa
alla città, la quale, d'altronde, non aveva nessuna intenzione
di sacrificarsi. I romani promisero la libertà e la conservazione
del territorio cartaginese solo dietro consegna di 300 ostaggi, tutti
bambini appartenenti alle famiglie diridenti, e anche questa condizione
fu soddisfatta. Quando però i romani posero la terza condizione,
i cartaginesi rifiutarono. Roma pretendeva che gli abitanti di Cartagine
lasciassero la città per sempre, e che andassero ad abitare a
non meno di 80 stadi (15 chilometri) dal mare, la stessa città
sarebbe stata distrutta. Quando
l'esercito romano si decise a muovere si trovò davanti una città
arroccata. Dopo due anni di assedio ancora non si era giunti a nessun
risultato. Nel 149 a.C. era morto Massinissa, che non potè dare
il consueto aiuto. Nel 148 a.C., a capo dell'esercito,
fu chiamato il capace Publio Cornelio Scipione Emiliano, figlio
di Lucio Emilio Paolo, il vincitore di Pidna, e figlio adottivo di Scipione
l'Africano. Nella
primavera del 146, la città era ormai allo stremo, i suoi abitanti
morivano di fame. I romani penetrarono oltre le mura senza quasi incontrare
resistenza, e cominciarono a condurre una dura battaglia casa per casa,
settore per settore, abbattendo muri e entrando dai tetti. Malgrado Emiliano volesse risparmiare la città, il senato ne ordinò la distruzione dalle fondamenta, sulla terra vennero tracciati solchi con l'aratro e venne dichiarato il luogo maledetto. Era il 146 a.C. Stessa
sorte toccò alle città che avevano sostenuto la ribellione,
Utica venne risparmiata perchè arresasi fin dall'inizio. Il territorio
Cartaginese divenne la nuova provincia dell'Africa, mentre agli eredi
di Massinissa vennero fatte concessioni territoriali.
Si chiudeva così definitivamente uno scontro iniziato quasi 120 anni prima. Cartagine era stata annientata, l'Egeo era sotto controllo romano (si vedano gli eventi in Grecia dello stesso anno e la distruzione di Corinto), il Mediterraneo era ormai libero da concorrenti. |