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Le correnti della teologia
moderna e contemporanea

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Sommario

1. Teologia liberale e scuola di Tubinga

2. Il modernismo

3. Il neotomismo: Maritain e Bontadini

4. Bultmann, Bonhoeffer e la teologia della secolarizzazione

5. Teologia e marxismo: la teologia della liberazione


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1. Teologia liberale e scuola di Tubinga

Già a partire dal 1800 la teologia classica di derivazione medioevale deve fare i conti con il radicale mutamento economico e sociale che sta portando l'occidente verso la modernità. Aumento generale del tenore di vita e atteggiamento scientifico sono eventi così eclatanti che non possono che produrre strappi anche nel modo di intendere il rapporto con il divino.

Il protestantesimo produce la teologia liberale, la quale afferma da un lato il valore supremo della fede cristiana, dall'altro si fa portatrice dei valori del liberalismo ottocentesco. Secondo questa corrente teologica, la fede, in quanto sentimento che si pone a fondamento e opera una giunzione tra i diversi aspetti della cultura occidentale, è garante di quei valori di libertà fatti propri dal pensiero liberale. I suoi maggiori esponenti furono A. Ritschl, A. Von Harnack e E. Troeltsch.

Un'altra importante corrente teologica ottocentesca è la scuola di Tubinga (di antica e importante tradizione cattolica, si ricordi che studiarono a Tubinga Hegel, Holderlin e Schelling) la quale nel corso del XIX° secolo conobbe un grande sviluppo ed ebbe grande influenza sugli studi teologici cattolici in opposizioni alle teologie protestanti. Il maggiore esponente della prima generazione di pensatori ottocenteschi fu J.A. Moelher (1796-1838), che ebbe una gran numero di importanti continuatori.
La scuola di Tubinga opera un'analisi dei tratti essenziali della fede al fine di comprendere lo sviluppo storico-dialettico del messaggio cattolico. Al fondo c'è comunque l'idea di poter condurre l'indagine sul significato della fede per mezzo dello strumento razionale, soprattutto secondo una logica dialettica di stampo idealista, in cui si vede la storia del cristianesimo come il frutto di diverse correnti di pensiero in opposizione tra loro, in senso produttivo. Il cristianesimo si evolve dinamicamente con l'evolversi dello sviluppo umano, il cristianesimo rappresenta lo spirito stesso dello sviluppo umano (secondo logiche hegeliane).
Nel 1826-60, F.C. Baur, propone, ad esempio, di considerare l'evoluzione storica del cristianesimo originario alla luce della contrapposizione di due tendenze opposte: il "petrinismo" e il "paolismo", la cui sintesi sarebbe stata in seguito rappresentata dalla dottrina ecclesiastica. Il petrinismo è lo spirito della Chiesa conservatrice, legata al valore della Legge giudaica (proprio della Torah, il Pentateuco di derivazione greca), il paolinismo è invece lo spirito del Vangelo (Nuovo Testamento), libero dalla Legge della Torah e volto all'universalismo ecumenico.


2. Il modernismo

La corrente modernista, il cui esponente di spicco è Maurice Blondel (1861-1949), porta alla luce il problema essenziale di fronte al quale si trova la teologia moderna: l'esigenza di riformare la fede aprendola agli aspetti della modernità, ovvero liberare il cristianesimo dalla metafisica greca (ed essenzialmente dalla teologia tomista) in modo tale da operare una revisione storico-filologica dei principi teologici e relativizzare storicamente i dogmi religiosi.
Il modernismo, prendendo atto che il metodo scientifico è ormai in grado di rispondere adeguatamente ai bisogni concreti dell'uomo, pone la fede nel campo dell'irrazionale (ovvero il fedele sente il bisogno di non rientrare nella categoria razionale propria della scienza positivista, entro la quale l'uomo sarebbe rinchiuso entro un meccanicismo che non lascia spazio alle istanze spirituali).
Blondel afferma che è lo scacco dell'uomo, la sua impossibilità di conoscere certamente il proprio destino e di vivere eternamente secondo la sua volontà, a produrre la fede. Lo scacco infatti porta l'uomo ad aprirsi al soprannaturale. Diversamente, l'uomo non può più credere che esista una legge metafisica razionale che regoli il funzionamento del mondo, poiché questa tesi è stata confutata chiaramente dalle scienze positive.
Il modernismo è stato apertamente condannato dall'enciclica Pascendi (1907) di Pio X.


3. Il neotomismo: Maritain e Bontandini

Per rispondere al modernismo la Chiesa propone di riscoprire il pensiero tomista, aperto comunque alla riflessione contemporanea. Già nel 1879, l'enciclica Aeterni patris di Leone XIII afferma che la teologia tomista è la più congeniale al messaggio cristiano. Nel 1950, Papa Pio XII, con l'enciclica Humanis generis avverte che occorre porre un argine alla tendenza della filosofia contemporanea: "il relativismo e lo storicismo, che negano alla ragione umana la capacità di conoscere verità definitive e che negano che il mondo si realizzi all'interno di un ordine immutabile." (E. Severino, La filosofia contemporanea).
Dunque il neotomismo si prefigge di riprendere e rivalutare il sistema filosofico di Tommaso d'Aquino e farne oggetto di riflessione applicata alle tematiche moderne. Viene quindi riproposto il progetto di giustificare le verità di fede per mezzo della ragione e dare nuovo vigore alla metafisica, svalutata non solo dalla scienza ma anche dai movimenti modernisti.

Tra i molti pensatori che si possono inserire in questa importante corrente di pensiero, vanno ricordati Jacque Maritain (1882-1973) e Gustavo Bontadini (1903-1990).

Jacques Maritain nacque a Parigi. Da giovane aderì ai movimenti socialisti rivoluzionari, poi si convertì al cristianesimo. La sua filosofia è fortemente connessa al problema politico, fu anche ambasciatore di Francia presso la Santa Sede tra il '45 e il '48. Maritain ritiene il sistema filosofico di San Tommaso il culmine del percorso spirituale e conoscitivo umano, dopo il quale l'intero corso della conoscenza ha cominciato un lungo percorso di decadimento verso forme di secolarizzazione sempre più estreme. L'opera di Maritain si configura quindi come una difesa del valore della metafisica tomista, non coinvolta nel giudizio storico negativo che grava sull'intero periodo medioevale, ma affermando che la verità fatta oggetto della riflessione di Tommaso si mantiene valida e pienamente operante anche in rapporto alle problematiche moderne.
In particolare Maritain criticò sia l'individualismo borghese sia il collettivismo marxista, ponendo al centro della sua riflessione la società cristiana, fondata sul senso della persona, intesa come soggetto che ha "sete dell'essere". Essa si pone al di sopra della riduzione dell'uomo a individuo egocentrico (l'atteggiamento tipico dell'individuo borghese) e al di sopra della riduzione dell'uomo a massa (l'atteggiamento tipico degli stati totalitari, del collettivismo ideologico e delle società massificate moderne).

Gustavo Bontadini si pone invece su un piano prettamente speculativo. Docente di spicco dell'Università Cattolica di Milano (insegnò anche a Pavia e Urbino), Bontadini si impegna in una riflessione attorno al senso dell'essere. Con la rivalutazione del pensiero di Tommaso non poteva che essere rivalutata l'intera tradizione greca, passando per Aristotele. Bontadini afferma che l''idealismo ha dimostrato come la cosa in sé kantiana non può pretendere di rendere inaccessibile la realtà al pensiero, la stessa realtà è contenuta interamente nel pensiero, come era già evidente al pensiero greco (la distinzione tra pensiero e realtà inizia con Cartesio). Giunti a questo punto Bontadini nota come già per la metafisica classica greca è impossibile che l'essere sia limitato dal non-essere. Ma poiché il divenire del mondo sensibile è appunto lo spettacolo dell'essere che viene limitato dal non-essere, allora è chiaro come il divenire del mondo sensibile non può rappresentare la totalità dell'essere. E' dunque necessario che esista l'Essere immutabile supremo, quel principio che limita l'essere sensibile e rende possibile il divenire. L'Essere immutabile coincide con il principio divino della tradizione metafisica.


4. Bultmann, Bonhoeffer e la teologia della secolarizzazione

La teologia protestante produce nel corso del XX° secolo un'importante serie di teologi. Tra gli esponenti di spicco si distinguono il già ricordato Karl Barth, Rudolf Bultmann (1884-1976) e Dietrich Bonhoeffer (1906-1945).

Bultmann, da prima vicino alle posizioni di Barth, sviluppa il proprio pensiero teologico dopo l'incontro con l'opera di Heidegger. Tema centrale della riflessione di Bultmann è l'esigenza di demitizzare il messaggio teologico. Il messaggio cristiano è irrimediabilmente contaminato da risvolti mitici che allontanano il vero fedele dalla sua comprensione esatta. Secondo logiche heideggeriane, questa operazione di demitizzazione può avvenire solo se l'uomo sceglie di vivere autenticamente: solo nel proiettare la sua vita verso il futuro, verso la precarietà dello stato diveniente, l'uomo può comprendere realmente l'attesa della salvezza. L'alone mitico che avvolge il messaggio di salvezza non può più essere accettato dall'uomo moderno, Bultmann stringe quindi un patto con il pensiero di Heidegger in modo da porre la fede entro un percorso storico motivato dalla minaccia del divenire: l'uomo vive la sua precarietà, quindi crede nel messaggio di salvezza.

Bonhoeffer fu interprete di uno spirito di rinnovamento della fede per certi versi inaudito. Da ricordare la vicenda personale: oppostosi alla Chiesa ufficiale del Reich venne interdetto dall'insegnamento, quindi partecipò alla resistenza antinazista, venne catturato e fatto prigioniero prima a Buchenwald poi a Flossenburg, dove venne giustiziato. Nell'opera Resistenza e resa sono raccolti i pensieri e le lettere che Bonhoeffer spediva dal carcere a un amico, testimonianza di un pensiero sofferto e tenace.
Secondo Bonhoeffer Dio non è più tra gli uomini, l'uomo stesso è divenuto adulto e ha imparato a fare a meno di Dio (il mondo è ormai secolarizzato, l'uomo riesce a "badare a se stesso"). La religione non deve fare leva sulle debolezze degli uomini in modo tale da fare spazio a un Dio che consola e che riempie i vuoti dell'uomo, la fede matura (ormai priva di religiosità) auspicata da Bonhoeffer mette invece di fronte l'uomo alla verità che Dio è ormai impotente nel mondo ed è proprio per questa sua condizione di debolezza che aiuta l'uomo nei momenti più estremi donandogli la fede. Quello di Bonhoeffer un tentativo "limite" di fondare la fede partendo dall'irrimediabile morte della religione: da un lato l'uomo deve vivere come se Dio non ci fosse, dall'altro sentirsi al cospetto di Dio. Questi due atteggiamenti sono senz'altro contraddittori, ma è in questa sfida che l'uomo pone Dio "al centro" e non "ai lati" della sua esistenza, in quanto da un lato demitizza agli estremi il messaggio cristiano, e dall'altro recupera, ormai mondato dagli aspetti accessori e mondani, l'autentico senso della fede in Dio.

Dalla posizione di Bonhoeffer parte il tentativo di fondare una nuova teologia, la "teologia della secolarizzazione", che accetta in toto il percorso della filosofia contemporanea e dello sviluppo scientifico-tecnologico moderno che svaluta da un lato la metafisica e dall'altro toglie alla fede qualsiasi segno di sacralità. Questo difficile tentativo di ridisegnare la teologia parte dal presupposto che solo accettando pienamente la secolarizzazione della Chiesa - il suo perdere qualsiasi significato mitico-metafisico, la sua pretesa teologico-epistemica che pretendeva di vincolare l'uomo al soprannaturale - si può riaprire finalmente un orizzonte autentico entro il quale sviluppare un rapporto più genuino tra Dio e l'uomo.


5. Teologia e marxismo: la teologia della liberazione

Un'altra importante corrente teologica moderna opera una sintesi tra marxismo e cristianesimo, ponendo gli accenti sui valori di emancipazione sociale contenuti nel messaggio cristiano.
Già alcuni filosofi marxisti quali Bloch, Fromm e Horkheimer aprono al messaggio religioso. Se per Marx la religione era l' "oppio dei popoli", ovvero distoglieva l'uomo dalla lotta di classe che è il significato più autentico della realtà, già per Bloch e Horkheimer la fede in Dio - un principio divino che è fondamentalmente desiderio di giustizia - apre una speranza di fronte all'ingiustizia del mondo e delle società. Per Fromm invece, nell'ambito della contrapposizione tra essere ed avere, l'avere è l'atteggiamento negativo dell'uomo che intende dominare, in cui si rispecchia la proprietà privata e l'aggressività, mentre l'essere è invece l'atteggiamento positivo dell'uomo consapevole e libero, in cui il desiderio di giustizia è adiacente a un sentimento di vita etico e religioso.

I punti di incontro tra marxismo e cristianesimo sono lì dove i due messaggi pongono l'accento sulla speranza della liberazione dell'uomo dall'ingiustizia sociale. Già il marxismo contiene in sé una forte aspirazione, anche utopica, verso il superamento di ogni ineguaglianza (una speranza "atea"), il messaggio cristiano predica invece la liberazione dell'uomo dal dominio della mondanità, ma soprattutto si oppone a quegli aspetti del capitalismo che producono dominio e asservimento iniquo delle classi più deboli.

E' in questo logica che in America Latina si è sviluppata negli anni '70 la teologia della liberazione, che opera una fusione ideologica tra marxismo e cristianesimo allo scopo di promuovere la liberazione delle classi meno abbienti dell'America Latina dall'egemonia selvaggia di certi potentati economici e militari. In Sudamerica già negli anni '70 si assiste a una crisi sociale evidente in cui da un lato proliferano dittature militari, crudeli e repressive, dall'altro larga parte della popolazione si trova oppressa, perseguitata politicamente e impoverita, privata di quei diritti inalienabili dell'uomo che sono stati formulati dal pensiero liberale e democratico.
La nascita del movimento della liberazione risale alla conferenza episcopale latinoamericana svoltasi nel 1968 a Medellín, ma la teologia della liberazione si presenta al mondo dopo la pubblicazione del saggio del sacerdote peruviano Gustavo Gutiérrez, Teologia della liberazione (1971). In sostanza viene stretto un patto tra il pensiero rivoluzionario marxista e quelle parti di mondo cattolico che più sono vicine alla sorte degli oppressi. In Nicaragua molti sacerdoti si unirono ai rivoluzionari nella lotta armata.
Questa estremizzazione, anche militare, della lotta di classe non poté però essere accettata dal Vaticano, che opera una continua lotta di arginamento verso queste tendenze eccessivamente adiacenti al marxismo rivoluzionario.

 

 

 

Scheda di Synt - ultimo aggiornamento 01-05-2005

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