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IL NEOPLATONISMO ANTICO

 

Il neoplatonismo antico (da tenere distinto da quello rinascimentale) è un vasto movimento culturale che ha come propria caratteristica un forte ritorno al misticismo e il progetto conseguente di giustificare per via razionale le verità religiose (in questo, il neoplatonismo si prefigura come forma di scolastica). Il movimento filosofico riprende dal platonismo il concetto di trascendenza, anche se il pensiero neoplatonico venne ulteriormente contaminato dal pitagorismo, dall'aristotelismo e dalla dottrina stoica. Il neoplatonismo è prima di tutto la testimonianza del clima culturale e religioso alessandrino del II° secolo d.C. Ad Alessandria d'Egitto nacque infatti il fondatore della corrente, Ammonio Sacca. E' con il discepolo Porfirio, poi con Giamblico (vissuto in Siria dal 245 al 325 d.C) e Proclo (ad Atene dal 410 al 485 d.C.) che il neoplatonismo si presterà alle contaminazioni pitagoriche ed orientali.

Ciò detto, il neoplatonismo divenne popolare grazie e soprattutto alla figura di Plotino, il quale fondò la propria scuola a Roma. Il suo movimento filosofico operò fino al VI secolo d.C. (cioè fino alla chiusura dell'Accademia di Atene ad opera di Giustiniano, nel 529 d.C.).

Tratti essenziali:

1.La tendenza a considerare il principio divino come qualcosa che trascende totalmente la realtà terrena, dunque Dio (“l'Uno”, nella terminologia di Plotino) si pone aldilà della comprensione umana;

2.La tendenza a negare la creazione del mondo per atto volontario, il principio divino è, per il neoplatonismo, qualcosa che genera le cose secondo necessità. Questo è il principale motivo di distinzione tra filosofia neoplatonica e teologia cristiana: mentre il cristianesimo afferma l'intenzionalità dell'atto di creazione, il neoplatonismo lo nega. I neoplatonici consideravano le tesi cristiane troppo primitive, in quanto contaminate da un eccesso di antropomorfismo (la spiccata tendenza ad attribuire a “Dio” qualità e caratteristiche umane, similmente a quelle attribuite alle divinità greche).

3.La tendenza, di derivazione platonica, a considerare le verità del mondo già presenti nell'anima (anamnesi). Per i neoplatonici, tali verità potevano essere riportare alla luce attraverso un percorso ascetico che conduceva all'estasi, ovvero alla pura contemplazione del divino presente in ogni anima. Il neoplatonismo prese quindi l'aspetto di una vera e propria teologia pre-cristiana (o comunque contemporanea al cristianesimo, tanto da entrare in concorrenza con il pensiero cristiano delle origini sul terreno dell'offerta religiosa).

Il neoplatonismo viene considerato come una corrente filosofica di transizione, posta tra le scuole elleniche e la teologia cristiana. Indubbio è il ritorno del pensiero trascendente, dopo che epicureismo, cinismo e scetticismo avevano rifiutato, ciascuno secondo i propri principi, l'utilità e l'opportunità del rimedio religioso. Il neoplatonismo, come i residui stessi della filosofia platonica e aristotelica, verrà infine assorbito dal pensiero cristiano.

 

 

Scheda di Forma Mentis - Ultimo aggiornamento 07-04-2007
ref. Atlante filosofico, Ubaldo Nicola - Storia della filosofia, Nicola Abbagnano

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