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Il neoidealismo italiano
Giovanni Gentile

 

Per il neoidealismo di Benedetto Croce e Giovanni Gentile la realtà esiste nel momento e nella misura in cui essa è presente alla coscienza, nella misura in cui la realtà è "attualmente" pensata (nel senso aristotelico di "atto" contrapposto a "potenza"). La realtà è contemporanea all'atto del pensiero. Il pensiero è la realtà in atto.

Cosa significa questo? L'idealismo classico afferma che la realtà al di fuori della coscienza può rientrare totalmente entro la coscienza stessa, ovvero afferma che la coscienza (il pensiero) può contenere in sé tutta la realtà (un concetto che si oppone alla contrapposizione kantiana tra fenomeno e cosa in sé, dove la realtà autentica è sempre preclusa al pensiero in quanto noumeno, oggetto pensato ma non conoscibile).

L'idealismo italiano invece risolve alla radice la divisione tra pensiero e realtà affermando che non esiste realtà al di fuori del pensiero, l'idealismo italiano afferma allora che il contenuto in atto del pensiero è la realtà stessa. Per contenuto in atto si intende il pensato così come si mostra concretamente nell'atto di pensare le cose (tutto ciò che si pensa, la realtà stessa pensata, è un atto nel momento in cui è chiaramente pensata). Questo atteggiamento, anche più radicale dell'idealismo classico, è conosciuto con il termine di attualismo.

La conseguenza più immediata dell'attualismo è la coincidenza tra pensiero è realtà, tra il pensato e il divenire del mondo che si mostra nella realtà. Ogni cosa che si ponesse al di là del pensiero implicherebbe l'esistenza di qualcosa di immutabile che aprirebbe il problema - da sempre trattato dalla metafisica - di come l'immutabile è in grado di produrre il divenire. Nell'attualismo questo problema non è nemmeno posto: il pensiero è lo stesso divenire, e visto che il pensiero è realtà in atto, la realtà stessa è divenire (e temporalità).

L'attualismo di Giovanni Gentile

L'attualismo è il contenuto della filosofia di Giovanni Gentile. Nato a Castelvetrano (Trapani) nel 1875, studia alla Normale di Pisa, insegna quindi in alcuni Licei, poi diviene docente alle Università di Palermo, Pisa e Roma. Durante il periodo fascista fu ministro dell'Istruzione, fu lui ad avviare una profonda riforma del sistema scolastico. La sua adesione al fascismo è indiscutibile, seguì le sorti del Regime anche a Salò. Nel 1944 venne ucciso da un gruppo di partigiani nei pressi di Firenze (tuttavia sembra ancora aperta la disputa storica sull'accaduto). Tra le sue opere principali: L'atto del pensare come atto puro (1912); Sommario di Pedagogia (1923); La riforma della dialettica hegeliana (1913); Teoria generale dello spirito come atto puro (1916); I fondamenti della filosofia del diritto (1916); Sistema di logica come teoria del conoscere (1917-1922); La filosofia dell'arte (1931); Introduzione alla filosofia (1933); Genesi e struttura della società (1943).

La contraddizione del pensiero trascendentale. Il pensiero di Gentile afferma che: "La realtà non è pensabile se non in relazione coll'attività pensante per cui è pensabile; e in relazione con la quale non è soltanto oggetto possibile, ma oggetto reale, attuale di conoscenza".

Se da un lato anche Berkeley aveva pensato la realtà come produzione del pensiero (negando la materia), per l'attualismo gentiliano la realtà non è solo oggetto possibile del pensiero, ma oggetto attuale. Se per Berkeley era ancora possibile affermare una distinzione tra il pensiero attuale del mondo tipico dell'uomo (empirico-finito) e un pensiero assoluto del mondo attribuibile a Dio (assoluto-trascendentale), per l'attualismo esiste a pieno diritto solo il pensiero attuale.

Nell'idealismo classico abbiamo quindi un pensiero trascendentale che si pone come totalità del pensato, trasceso (indipendente) dal pensiero empirico, che è il pensiero parziale dell'uomo. In questa nuova forma di idealismo gentiliano si nota allora come il pensiero del pensiero trascendente è pur sempre pensiero "che non trascende" il pensiero umano, l'idea del pensiero trascendentale è parte quindi del pensiero finito ed empirico dell'uomo. Gentile nota come l'atto di pensiero è intrascendibile. Il pensiero umano è sempre in atto, non può fare esperienza del trascendente, ma è lo stesso concetto di trascendente che si pone in contraddizione con un pensiero che mai trascende. Il tentativo di definire allora un pensiero trascendentale, indipendente e superiore come vastità al pensiero umano è destinato a fallire perché "la sua attività pensante non è quella che definiamo, ma lo stesso pensiero che definisce".

La realtà è divenire. Per superare questa contraddizione l'attualismo di Gentile pensa allora il pensiero in atto come il solo pensiero esistente. L'io trascendentale è pur sempre pensiero in atto. Da questo ne deriva che la realtà mutevole, con tutte le sue vicende e i suoi contenuti in divenire e soggetti al tempo, è l'unica realtà possibile.

Detto questo si evince che è lo stesso pensiero a creare la realtà, il pensierò è incremento della realtà. La realtà cresce dal pensiero, il pensiero pensa la realtà e la produce. Se non esiste un pensiero trascendentale (un pensiero che si pone al di sopra delle vicende della realtà umana, sempre situata "in atto"), allora l'unico cratore della realtà è lo stesso pensiero umano, finito e in divenire. la realtà autentica è quindi puro e solo divenire.

Scrive Gentile: "Mirate con occhio fermo a questa vera e concreta realtà che è il pensiero in atto; e la dialetticità [il divenire] del reale vi apparirà evidente e certa come certo e evidente è a ciascuno di noi l'aver coscienza di ciò che pensa".

La lettura severiniana di Gentile. A questo punto, dati questi presupposti, una delle letture contemporanee più interessanti del pensiero di Giovanni Gentile è quella di Emanuele Severino. Egli nota come l'attualismo di Gentile ponga il divenire come totale e unico protagonista. Se il pensiero attuale è infatti l'unica forma di pensiero, il più autentico, allora la realtà è produzione e trasformazione continua, priva di immutabili. Nell'idealismo classico lo Spirito trascendentale si pone come dato immutabile entro il quale lo spirito empirico di ciascun uomo si esprime.

Nell'idealismo gentiliano, che critica il concetto di trascendenza fino a smentirlo, il pensiero attuale è lo stesso divenire, lo stesso manifestarsi della realtà mutevole che sempre si crea, il pensiero attuale è incremento costante della realtà in quanto nel pensiero la realtà produce il futuro, il quale viene a incrementare costantemente il presente e il passato. L'immutabile quindi non può esistere in quanto impedirebbe di fatto che la realtà autentica e attuale si sviluppi e si incrementi continuamente. L'immutabile è un errore secondo Gentile, l'apparenza del divenire, del pensiero che si attualizza secondo dopo secondo e crea progressivamente la realtà incrementandola, è l'unica realtà autentica.

Gentile, Nietzsche e Leopardi secondo Severino. Questa radicale adesione gentiliana al principio diveniente mette in relazione, secondo Severino, Gentile e Nietzsche. Nel pensiero di Gentile si esplica con forza il bisogno di far decadere ogni aspetto immutabile della realtà in nome dell'unica realtà diveniente che è l'attualità del pensiero, aspetto che pensa anche Nietzsche quando afferma che la realtà è caos primigenio, senza alcun fine e alcuno scopo. Oltre al rapporto con il pensiero di Nietzsche, Severino scorge un ulteriore legame del pensiero di Gentile con il pensiero filosofico di Leopardi.

In Leopardi si avverte potentemente la perdita di fiducia in ogni aspetto immutabile della realtà: Leopardi afferma "il nulla verissimo e certissimo delle cose" (Zibaldone). Le cose nascono dal nulla e muoiono nel nulla, nulla preesiste, Leopardi parla nello Zibaldone di "distruzione di Dio" (che è poi analoga "alla morte di Dio" nietzschiana). Dire che le cose nascono dal nulla e si distruggono ritornando nel nulla, significa dire che non esiste alcun immutabile, che tutta la realtà è un continuo mutare diveniente. Ogni aspetto della vita è illusione, nulla è consolatorio. La stessa illusione dell'opera di genio, il perdersi artistico nella bellezza estetica dell'opera geniale, è destinata a passare e a ritornare nel nulla.

Ecco come Severino mette in relazione il pensiero di Gentile, Nietzsche e Leopardi. In questi tre filosofi viene a maturare quel pensiero della realtà contemporaneo che vuole ogni costruzione di immutabili metafisici contrari all'evidenza del divenire, in cui tutte le cose si creano e si distruggono proprio perché mutabili e mortali. Il pensiero contemporaneo, secondo Severino, afferma con forza che ogni costruzione immutabile della realtà a fini consolatori è destinata a decadere in nome dell'adesione al principio del divenire.




Scheda di Synt - Ultimo aggiornamento 04-09-2005

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