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Berkeley

George
BERKELEY

(1685-1753)

 

 

George Berkeley nacque a Dysert, in Irlanda, nel 1685. Nel 1707 si laureò a Dublino in filosofia, cinque anni dopo sarà a Londra, ma risale al 1710 la pubblicazione dell'importante Trattato sui principi della conoscenza umana, in cui esporrà per la prima volta la dottrina dell'immaterialismo. Negli anni che vanno dal 1714 al 1720 soggiornerà più volte in Italia, mentre risale al 1723 il progetto di evangelizzare le popolazioni selvagge del nordamerica. Cinque anni dopo partì alla volta delle Bermuda allo scopo di fondarvi un collegio, quindi si stabilì a Rhode Island, dove per tre anni attenderà invano i sussidi richiesti. In questo periodo lavorò comunque per valorizzare le nascenti istituzioni culturali americane quali l'università di Yale (cui donerà denaro e una biblioteca) e la Columbia University. Al ritorno chiese ed ottenne di essere nominato vescovo di Cloyne, una piccola diocesi irlandese, dove si dedicherà principalmente alla stesura di opere di carattere apologetico e religioso ispirate a una metafisica di stampo neoplatonico. Morì ad Oxford nel 1753.

Opere principali: Saggio per una nuova teoria della visione (1709); Trattato dei principi della conoscenza umana (1710); Hylas e Philonous (1713); Alcifrone o il filosofo minuto (1732).

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Sommario

1. Esse est percipi: l'immaterialismo

2. Dio pensa ogni cosa

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1. Esse est percipi: l'immaterialismo

Già nel Saggio per una nuova teoria della visione Berkeley pone la basi di quella che sarà la tesi principale di tutta la sua speculazione filosofica. In questo saggio, pubblicato un anno prima del Trattato, Berkeley afferma che la distanza e la grandezza degli oggetti non siano condizioni reali delle cose, ma siano solo le impressioni suggerite allo spirito dalle sensazioni. Quello che percepiamo non è tanto un oggetto in sé, ma una pura forma di colore che ne costituisce la sua rappresentazione visiva mediata dalle sensazioni.

Queste intuizioni verranno sviluppate da Berkeley nel Trattato sui principi della conoscenza umana e porteranno a formulare quella forma di empirismo radicale che è conosciuto con il nome di immaterialismo. Facendo sua la tesi dell'empirismo riguardo la precedenza delle percezioni rispetto alle idee, Berkeley afferma che se nulla vi è nell'intelletto che prima non vi sia stato nella percezione allora ogni cosa non esiste se non nella percezione. E' infatti impossibile concepire un ente sensibile separandolo dalla sua percezione, e non vi è alcun bisogno di pensare che quell'ente sensibile esista al di fuori della percezione come un ente separato, un ente esiste in quanto è percepito: “esse est percipi” (essere è essere percepito). In pratica, Berkeley nega l'esistenza della materia, la materia si riduce a una percezione, il mondo a una rappresentazione dello spirito.

La stessa estensione cartesiana è per Berkeley una qualità soggettiva, non già oggettiva. Infatti, sostiene Berkeley, la stessa percezione della grandezza di un oggetto è relativa alla percezione che ne ha il soggetto: la stessa torre sarà molto più piccola mano a mano che il soggetto se ne allontana. Inoltre, la misurazione oggettiva di quella torre (poniamo alta 10 metri), pur assumendo per il senso comune i caratteri di una quantificazione oggettiva e universale, all'interno della teoria immaterialista di Berkeley risulterà comunque il prodotto di una singola e particolare percezione isolata, e precisamente quella relativa alla percezione della sua misurazione.


2. Dio pensa ogni cosa

Se la materia non esiste se non nella percezione, si potrebbe obiettare che ogni cosa, dal momento in cui non è percepita, smette di esistere. La stessa natura smetterebbe di esistere qualora non esistessero più essere umani che la percepiscono. Ma Berkeley afferma che tutte le cose non smettono mai di esistere, perché anche qualora non venissero più pensate dagli uomini, sarebbero comunque pensate da Dio. Egli, pensando tutte le cose costantemente, le fa esistere in ogni caso, le pensa e in qualche modo le “conserva”, in attesa che qualcun altro le pensi. Dio è infatti lo spirito supremo e assoluto che percepisce ogni cosa infinitamente e illimitatamente.

L'eliminazione della materia, lungi dall'essere qualcosa di allarmante, è per Berkeley un concetto che può aiutare la religione a imporsi sull'ateismo. Il fondamento dell'ateismo è infatti il materialismo, una volta negata l'esistenza della materia, Dio e la Sua infinita Provvidenza riprendono in mano le redini del mondo. Anche alla fisica determinista che induce a pensare che ogni cosa funziona meccanicamente indipendentemente dal principio divino viene tolto il fondamento e tutto viene ricondotto a Dio e alla sua infinita potenza.

 

 

Scheda di Forma Mentis - Ultimo aggiornamento 22-11-2008
ref: Storia della Filosofia, Nicola Abbagnano

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