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Sant'Anselmo e Dionigi l'Areopagita
* Sommario *
La sua speculazione parte dal tentativo di definire il rapporto che sussiste tra fede e ragione, vero filo conduttore di tutta la teologia cristiana. Nel Proslogion Anselmo parte con l'affermare che l'uomo aspira alla conoscenza di Dio, ma questa conoscenza è destinata a scontrarsi con l'inacessibilità stessa dell'oggetto di fede. "Che cosa farà il tuo servo, ansioso del tuo amore e respinto lontano dalla tua presenza? Egli anela di vederti, ma troppo è da lui lontano il tuo volto. Desidera accostarsi a te, ma la tua dimora è inaccessibile. Brama trovarti, ma non conosce il luogo dove tu stai. Pretende di cercarti, ma ignora il tuo volto". Come
è possibile dunque giungere alla conoscenza di Dio se Dio stesso
è inaccessibile alla comprensione della mente umana, e soprattutto,
come riconoscere Dio? "E dov'è la luce inaccessibile? E chi mi condurrà e mi introdurra in essa, affinché io veda te in essa? Inoltre in quali segni, sotto quale forma ti cercherò?" Dio si e rivelato attraverso l'annuncio di Cristo, ma la sua "forma" rimane nascosta, impossibile da definire chiaramente. Ma l'uomo ora sa che Dio esiste, e il Creato ne è la testimonianza. Dunque Anselmo afferma che, a motivo dell'Annuncio, l'uomo ha il dovere di tentare di conoscere Dio, malgrado non sia facilmente alla portata del suo intelletto, ha comunque il dovere di penetrare il mistero e fare il possibile per vivere nella luce della presenza divina. Ripredendo una riflessione di Agostino, Anselmo afferma dunque "Credo ut intelligam", ovvero prima vi è la volontà di credere, e solo dopo questa volontà (che inerisce il cuore, l'emozione, il desiderio di fede) vi può essere vera conoscenza di Dio. Risulta dunque chiaro come anche per Anselmo l'intelligenza (la ragione) può correttamente operare solo all'interno del proposito di fede, e quindi entro il dogma: la ragione opera in modo corretto solo se è subordinata alla fede. Altro importantissimo concetto della teologia anselmiana è il cosidetto argomento ontologico. Anselmo afferma che vi è un argomento certo, logicamente provato, che può dimostrare incontrovertibilmente l'esistenza di Dio. Posto infatti, secondo verità di fede, che Dio è l'essere più superiore, che Dio è la migliore e la più perfetta delle divinità possibili, al di sopra del quale non vi può essere nient'altro, risulta evidente ad Anselmo che un essere perfettissimo debba avere in sé anche la qualità dell'esistenza. Il maggiore racchiude il minore, se la "non esistenza" è assenza, "toglimento", la presenza è maggiore dell'assenza, dunque Dio, che è ente perfettissimo e provvisto di tutte le qualità, a maggior ragione è provvisto della qualità della "presenza". In realtà l'incontrovertibilità dell'argomento ontologico è fallata nelle sue stesse premesse. Ed è proprio il proponimento anselmiano di subordinare la ragione alla verità di fede a renderlo fallace. Che Dio sia l'essere perfettissimo e superiore è infatti conseguenza di una verità di fede assunta in modo acritico, la ragione non può che vagare incorrotta all'interno di questa premessa di fede, ma non può permettersi di uscirne. L'argomento ontologico sarà dunque contestato da Guglielmo d'Ockham e anche da Kant. Scrupolo della teologia di Dionigi è l'accettazione dell'assoluta trascendenza Divina e quindi la definizione di Dio per via negativa. Nell'Esodo, Dio afferma di essere "colui che è": "Io sono", "Il solo che è". Per Dionigi questo equivale a dire che la definizione più vicina all'essere divino è quella che rispetta l'affermazione della sua semplice e "nuda" esistenza, che non gli aggiunge altro e non le attribuisce altra qualità ("Io sono senza nome"). Qualsiasi altra qualità, finirebbe per aggiungere alla sua essenza qualcosa di umano e di terreno, un "di più" che non avrebbe alcuna legittimità sul piano teologico (un modo di procedere per via negativa mutuato dal pensiero orientale). |
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Scheda
di Forma Mentis - Ultimo aggiornamento 30-06-2007
ref. Atlante filosofico, Nicola Abbagnano - La filosofia medievale, Alessandro Ghisalberti |